Salentix

Salentix - Il Supereroe del Salento

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Il Risveglio delle Pajare

Salentix tra le pajare

Era un lunedì mattina di inizio estate, e il sole sorgeva lentamente all'orizzonte, tingendo di oro le antiche pajare sparse nella campagna salentina. Salentix volava basso tra questi monumenti di pietra a secco, testimoni silenziosi di secoli di fatica e ingegno contadino, quando notò qualcosa di straordinario.

Una delle pajare più antiche, quella di Masseria Montelauro, emanava una luce tenue ma costante, come se le pietre stesse fossero animate da una vita propria. Incuriosito, Salentix atterrò accanto alla costruzione conica, alta circa quattro metri, le cui pietre erano state posate una sull'altra senza malta, secondo l'antica tecnica della muratura a secco.

"Strano," mormorò Salentix, toccando delicatamente le pietre calcaree. Sotto le sue dita, sentì una vibrazione sottile, come un battito cardiaco. "È come se fosse viva."

"Lo è, in un certo senso," disse una voce alle sue spalle. Salentix si voltò e vide un anziano contadino, con il volto segnato dal sole e le mani callose che raccontavano una vita di lavoro nei campi. "Sono Cosimo, il custode di questa masseria. E quella pajara che stai toccando ha più di 400 anni."

"Custode?" chiese Salentix. "Non sapevo che le pajare avessero bisogno di custodi."

Cosimo sorrise. "Non tutte. Ma questa è speciale. È stata costruita dal mio antenato, mastro Donato, nel 1600. La leggenda dice che mise qualcosa di magico nelle fondamenta, qualcosa che avrebbe protetto la masseria e tutti coloro che ci lavoravano."

Mentre parlavano, la luce della pajara si fece più intensa. Salentix notò che altre pajare sparse nel paesaggio iniziavano a brillare della stessa luce dorata.

"Sta succedendo qualcosa," disse Salentix, allarmato. "Dovremmo preoccuparci?"

"Al contrario," rispose Cosimo con gli occhi che brillavano di emozione. "È il risveglio. Succede solo una volta ogni cent'anni, quando le pajare si 'parlano' tra loro, condividendo la saggezza accumulata nei secoli."

Improvvisamente, Salentix sentì delle voci, non con le orecchie ma direttamente nella mente. Erano le voci delle pajare, che raccontavano storie di contadini che avevano trovato riparo durante le tempeste, di famiglie che si erano riunite per i pasti durante la mietitura, di bambini che avevano giocato all'ombra delle loro mura.

"Stanno condividendo la memoria del Salento," spiegò Cosimo. "Ogni pajara ha assorbito le emozioni, le speranze, le fatiche di chi ci ha lavorato intorno. Oggi, nel giorno del risveglio, questa conoscenza viene trasmessa a tutte le altre."

Ma mentre Salentix ascoltava affascinato queste voci del passato, percepì anche qualcosa di diverso: un grido di allarme. Una delle pajare, quella più lontana verso la costa, stava mandando un segnale di pericolo.

"C'è un problema," disse Salentix, alzandosi in volo. "Una delle pajare è in difficoltà."

Volò rapidamente verso la costa, seguito da Cosimo che aveva preso un vecchio motorino. Arrivati sul posto, trovarono una scena desolante: una ruspa stava demolendo una pajara antica per far posto a una nuova costruzione moderna.

"Fermatevi!" gridò Salentix, atterrando davanti alla ruspa. "Quella è un monumento storico!"

L'operatore della ruspa si fermò, sorpreso. "Chi sei tu? Io ho l'autorizzazione per demolire questa vecchia costruzione."

"Quella 'vecchia costruzione' è un patrimonio dell'umanità," replicò Salentix. "Le pajare sono state riconosciute dall'UNESCO come esempio di architettura rurale tradizionale."

Arrivò anche il proprietario del terreno, un uomo d'affari che aveva comprato la terra per costruire un resort. "Ascolta, supereroe o quello che sei, io ho tutti i permessi in regola. Quella catapecchia deve essere demolita."

"Catapecchia?" intervenne Cosimo, arrivato trafelato. "Quella pajara è stata costruita nel 1700 da mastro Peppe lu Muru, uno dei più grandi maestri muratori del Salento. È un capolavoro di ingegneria!"

Salentix si avvicinò alla pajara minacciata. Anche questa brillava della stessa luce dorata delle altre, ma la sua luce tremolava, come una candela sul punto di spegnersi. Toccò le pietre e immediatamente fu investito da una valanga di ricordi: generazioni di contadini che avevano usato quella pajara come deposito per gli attrezzi, come rifugio durante i temporali, come luogo di incontro durante le pause dal lavoro.

"Questa pajara ha una storia," disse Salentix, voltandosi verso l'imprenditore. "Ha visto nascere e crescere famiglie, ha protetto raccolti, ha dato riparo a chi ne aveva bisogno. Non è solo pietra, è memoria vivente."

"Belle parole," rispose l'uomo, "ma io devo costruire il mio resort. Il turismo porta soldi, le vecchie pietre no."

Fu allora che Salentix ebbe un'idea. "E se ti dimostrassi che queste 'vecchie pietre' possono portare più turisti del tuo resort?"

Nei giorni successivi, Salentix organizzò un evento straordinario. Coinvolse l'università, gli esperti di architettura rurale, i tour operator specializzati in turismo culturale. Il lunedì successivo, centinaia di persone arrivarono per assistere al "Festival delle Pajare", un evento che celebrava l'architettura tradizionale salentina.

Gli esperti spiegarono le tecniche costruttive, i bambini delle scuole locali presentarono ricerche sulla storia delle pajare, gli artigiani dimostrarono come si costruiva una pajara con la tecnica tradizionale. E la pajara minacciata di demolizione divenne il simbolo dell'evento, illuminata dalla sua luce dorata che ora tutti potevano vedere.

L'imprenditore, vedendo l'interesse e l'affluenza di turisti, cambiò idea. Invece di demolire la pajara, decise di integrarla nel suo progetto, creando un resort che celebrava l'architettura tradizionale invece di distruggerla.

"Hai vinto tu," disse a Salentix. "Ma come hai fatto a far brillare quella pajara?"

Salentix sorrise. "Non sono stato io. È stata la pajara stessa, insieme a tutte le altre. Quando rispetti la storia e la tradizione, esse ti restituiscono la loro magia."

Mentre volava via al tramonto, Salentix guardò il paesaggio punteggiato di pajare che brillavano dolcemente nella luce del crepuscolo. Aveva imparato che proteggere il Salento significava anche proteggere la sua architettura, le sue tradizioni costruttive, quella saggezza antica che aveva permesso ai suoi antenati di vivere in armonia con la terra.

E le pajare, con la loro luce dorata, sembravano ringraziarlo, continuando a custodire i segreti e le storie di una terra che sapeva trasformare la pietra in poesia, la fatica in bellezza, la tradizione in futuro.

Pubblicato il 30/01/2026
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