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Il sabato di inizio ottobre, il cielo sopra Otranto si era trasformato in un manto di bronzo opaco. Il vento di Scirocco, quel vento caldo e secco che soffia dal Sahara, stava percorrendo il Salento con una furia insolita. I pini marittimi si piegavano come rami di salice, le onde del mare si arrampicavano sulle scoglie con un furore innaturale, e nell'aria c'era una carica elettrica che faceva brillare i capelli e i vestiti di chiunque osasse uscire.
Salentix volava basso, combattendo contro le correnti d'aria che sembravano avere una volontà propria. Questo non era un normale Scirocco. C'era qualcosa di antico in quel vento, qualcosa che risaliva a quando queste terre erano ancora parte del mare e i venti portavano non solo sabbia ma anche memorie di deserto e di epoche perdute.
Atterrò con difficoltà sul lungomare di Otranto, dove una figura solitaria stava cercando di chiudere le finestre di un piccolo negozio di souvenir. Era Rosa, una donna sui sessant'anni, conosciuta in città come "la custode del vento" per via della sua capacità di prevedere i cambiamenti atmosferici con una precisione che superava i bollettini meteorologici.
"Salentix!" esclamò vedendolo, "Grazie al cielo che sei qui! Questo non è un vento normale. Posso sentirlo nelle ossa, è come se il deserto stesso stesse cercando di parlare."
"Cosa intendi dire?" chiese Salentix, mentre una raffica particolarmente forte quasi lo faceva perdere l'equilibrio.
"Vieni," disse Rosa, indicando il negozio. "Ti mostrerò."
Dentro il piccolo locale, l'atmosfera era surreale. I souvenir - magneti di ceramica, piccoli fari in miniatura, conchiglie incollate su cornici - oscillavano da soli sulle mensole, come se danzassero al ritmo di una musica inudibile. Rosa portò Salentix in una stanza sul retro, dove era allestito un piccolo santuario con oggetti apparentemente casuali: sassi lisci, ramoscelli di ulivo secco, una conchiglia gigante, e una vecchia bussola che puntava non verso il nord, ma verso sud-est, verso l'Africa.
"Mia nonna era di origine berbera," spiegò Rosa, accendendo una candela che nonostante il vento non si spegneva. "Mi insegnava che i venti portano messaggi, e che ogni tanto, il vento del deserto porta con sé qualcosa di più della sabbia."
Indicò la bussola. "Guarda dove punta. Non è l'Africa, è qualcosa di... intermedio."
Salentix si avvicinò e poté vedere che l'ago della bussola vibrava, non puntando verso un punto fisso ma oscillando tra diverse direzioni, come se cercasse di indicare qualcosa che non esisteva nelle coordinate geografiche tradizionali.
"C'è una leggenda," continuò Rosa, "di un luogo tra il mare e il deserto, dove i venti si incontrano e creano portali. Il mio popolo lo chiamava 'El-Miftah', la chiave. Si dice che ogni 500 anni, quando il vento di Scirocco soffia con particolare intensità, questo portale si apre."
"E cosa succede quando si apre?" chiese Salentix, sentendo che la temperatura nella stanza stava aumentando nonostante le finestre chiuse.
"Porta qui ciò che il deserto ha dimenticato," rispose Rosa. "Ma non è sempre benevolo. A volte porta ricordi troppo potenti per essere contenuti."
Come a confermare le sue parole, un tremore attraversò il pavimento. Dal soffitto iniziò a cadere una pioggia fine di sabbia dorata, anche se il negozio era al pianterreno. La sabbia formava pattern sul pavimento, simboli che sembravano antichi alfabeti.
"Sta succedendo," sussurrò Rosa. "Il portale si sta aprendo."
Salentix si illuminò di una luce dorata, pronto ad affrontare qualsiasi minaccia. Ma ciò che emerse dal vortice di sabbia non era un nemico, bensì un ricordo vivente: una figura di luce e polvere che assumeva gradualmente la forma di un uomo vestito con abiti arabi tradizionali, con una lunga barba bianca e occhi che sembravano contenere interi deserti.
"Non è un pericolo," disse la figura, la sua voce che sembrava provenire da molto lontano. "Sono solo un messaggero."
"Un messaggero di cosa?" chiese Salentix, mentre Rosa si inginocchiava in segno di rispetto.
"Di un'antica promessa. Questa terra, il Salento, è stata un tempo un ponte tra mondi. I messapi, i greci, i romani, tutti hanno lasciato qui non solo pietre ma anche sogni. Il vento di Scirocco è venuto a ricordare che alcuni di questi sogni sono pronti per essere riscoperti."
La figura indicò la bussola. "Questo strumento non indica direzioni geografiche, ma direzioni temporali. Il vento ha portato con sé una mappa, una mappa che conduce a un tesoro non d'oro, ma di conoscenza."
"Dove possiamo trovarlo?" chiese Salentix.
"Seguite il vento," rispose il messaggero. "Ma non contro di esso. Il vento vi guiderà verso un luogo dove il tempo si piega su se stesso."
Con queste parole, il messaggero si dissolse di nuovo nella sabbia, che ricadde sul pavimento formando un pattern specifico: le coordinate di un luogo che Salentix riconobbe immediatamente - la Grotta Zinzulusa, la famosa grotta marina tra Otranto e Santa Cesarea Terme.
"Andiamo," disse Salentix a Rosa. "Il vento ci aspetta."
Attraversarono la città deserta, dove i pochi cittadini che osavano uscire sembravano muoversi in slow motion contro la forza del vento. Quando raggiunsero la Grotta Zinzulusa, trovarono l'ingresso sorprendentemente aperto, nonostante l'ora tarda e il tempo avverso.
All'interno della grotta, l'atmosfera era surreale. Le stalattiti e stalagmiti, normalmente illuminate da luci artificiali, brillavano di una luce propria, una luminescenza bianco-azzurra che sembrava rispondere al vento che soffiava dall'esterno. Le acque del mare all'interno della grotta ondeggiavano in un modo che non corrispondeva alle correnti marine naturali.
"Guarda," disse Rosa, indicando una parete della grotta. Le rocce stavano cambiando, rivelando strati che sembravano contenere fossili non di creature marine, ma di... cose diverse. Forme geometriche che sembravano strumenti, spirali che ricordavano linguaggi antichi, e in mezzo a tutto questo, una piccola nicchia nella roccia che conteneva una scatola di pietra.
Salentix si avvicinò e aprì delicatamente la scatola. All'interno non c'erano gioielli o monete, ma una piccola bussola di metallo, più antica di quella di Rosa, con un ago che puntava verso l'alto, verso il cielo, in una direzione che non esisteva nelle coordinate terrestri.
"Non è una bussola per orientarsi sulla terra," spiegò Rosa, che sembrava comprendere. "È una bussola per orientarsi nel tempo. Il vento di Scirocco ha portato questo messaggio per ricordarci che il Salento è un luogo dove il tempo si piega."
Quando uscirono dalla grotta, il vento stava calando. Il cielo si stava schiarendo, rivelando le prime stelle. La bussola nella mano di Salentix vibrava ancora, ma ora puntava verso Otranto, verso il castello aragonese.
"Dobbiamo portarla lì," disse Rosa. "È lì che il cerchio si chiude."
Al castello, trovarono il cortile principale illuminato da una luce innaturale. Le antiche mura sembravano respirare, e nell'aria c'era il profumo di spezie lontane. Quando posarono la bussola al centro del cortile, accadde qualcosa di meraviglioso: le mura del castello iniziarono a proiettare ombre che non corrispondevano alla luce presente, ombre di epoche passate, di mercanti arabi, di guerrieri normanni, di contadini messapi.
"Il vento ha portato il ricordo di tutti coloro che hanno attraversato questa terra," disse il messaggero, che era ricomparso come se non fosse mai andato via. "E ora, questo ricordo è tornato per ricordarci che il Salento è un crocevia di culture, un luogo dove il tempo è un fiume che scorre in tutte le direzioni."
Con un gesto, il messaggero indicò la bussola, che ora mostrava non più una direzione, ma una data: 29 ottobre 2023, il giorno stesso. "Il vento ha portato un regalo: la possibilità di vedere il nostro presente con gli occhi del passato, e di comprendere che il futuro del Salento è radicato nel suo passato di incontri e scambi culturali."
Il messaggero si dissolse per l'ultima volta, lasciando la bussola che ora era diventata una normale bussola marina, puntando verso il nord magnetico. Ma Salentix e Rosa sapevano che avevano ricevuto un dono prezioso: la consapevolezza che il vento di Scirocco non era solo un fenomeno meteorologico, ma un portatore di memorie, un ponte tra il Salento e il mondo, un ricordo vivente che la cultura di questa terra era sempre stata aperta agli incontri e agli scambi.
Nei mesi successivi, Rosa iniziò a raccogliere le storie dei venti, creando una piccola mostra nel suo negozio dove i visitatori potevano ascoltare registrazioni di suoni del vento e leggere le leggende associate. E Salentix, ogni volta che il vento di Scirocco soffiava, tornava a Otranto, non per combattere una minaccia, ma per ascoltare i messaggi che il deserto aveva da raccontare a questa terra di mare.
Perché, come aveva imparato, essere il supereroe del Salento non significava solo proteggere la terra dai pericoli fisici, ma anche custodire e trasmettere i suoi segreti più profondi, quelli che il vento portava con sé attraverso i secoli.